“50 anni di Teatro della Tosse”: al Ducale una mostra-labirinto tra costumi, scene e video immersivi

Dal 17 dicembre al 25 gennaio negli spazi del Munizioniere di Palazzo Ducale, ingresso libero: tre sezioni e un percorso che attraversa mezzo secolo di spettacoli, protagonisti e visioni

Cinquant’anni non sono solo una ricorrenza: sono una geografia di spettacoli, incontri, svolte e linguaggi che cambiano. Dal 17 dicembre al 25 gennaio, al Munizioniere di Palazzo Ducale, apre al pubblico “50 anni di Teatro della Tosse. La mostra”, un grande allestimento pensato per ripercorrere la storia di uno dei teatri più riconoscibili della scena genovese e nazionale.
La direzione artistica è di Emanuele Conte. La cura del progetto è affidata a Paolo Giovanni Bonfiglio e Alessio Aronne, con Pier Paolo Rinaldi responsabile della sezione “Dalle origini al nuovo millennio”. La produzione è della Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse.

Un viaggio “illustrato” dentro un teatro in movimento
Il percorso espositivo non vuole essere una semplice cronologia. L’idea è quella di una storia “illustrata”, fatta di materiali concreti e visioni: oggetti di scena, elementi scenografici originali, costumi, ma anche video, proiezioni e ambienti immersivi che restituiscono l’energia di un teatro “per il pubblico”, capace di cambiare pelle senza perdere identità.
La mostra si presenta come un’esperienza da attraversare: un labirinto simbolico in tre sezioni – “Uguali ma diversi”, “Dalle origini al nuovo millennio”, “La Stanza della Patafisica” – legate da un filo conduttore dichiarato: il vortice sulla tunica di Ubù, immagine-simbolo della Tosse e della sua libertà creativa.
L’impianto esecutivo porta la firma dell’architetto Giovanni Guerrieri, il progetto video è di Bruno Desole, mentre l’allestimento di Ubù Rap è di Matteo Di Blasi. Alla direzione e organizzazione Amedeo Romeo, direzione tecnica Roberto D’Aversa, con il supporto del reparto tecnico (Daniela De Blasio, Matteo Selis, Renza Tarantino) e di un ampio gruppo di collaborazioni tra grafica, comunicazione, archivio, traduzioni e voci registrate.
In chiusura, le parole dei protagonisti del progetto espositivo.
“Una mostra di pittura – o fotografia, o scultura – è semplice da realizzare: è arte tangibile, concreta, reale. Si può esporla in un museo, comprarla e rivenderla.
Il teatro, invece, è un’arte effimera “nello spazio e nel tempo d’un sogno”, si consuma e scompare.
Abbiamo pensato ad una mostra in cui fossero le immagini ad accogliere i visitatori.
Video immersivi, fotografie, oggetti di scena, costumi.
Al teatro si assiste utilizzando tutti i sensi. L’immagine fissa nella nostra memoria, il momento, l’emozione, l’idea della rappresentazione.
Il nostro teatro, attraverso una macchina del tempo senza tempo, solleva questioni, dubbi e domande, evitando la ricerca demagogica di facili risposte.
Ci sarebbe voluto il Palazzo Ducale intero per una esposizione che raccontasse mezzo secolo di attività.
Con la mostra del 2015 per l’ottantesimo compleanno di Tonino e quella del centenario dalla nascita di Emanuele Luzzati nel 2021 abbiamo raccontato tanto della Tosse dei primi trent’anni, erano loro la Tosse.
E gli ultimi venti?
Eccoli qui, nella bella mostra curata da Bonfiglio, Aronne e Rinaldi.
Attraverso un percorso cronologico cerchiamo di raccontare un’identità artistica, a partire dalla genesi, l’humus della Genova anni ’60 e ’70 del 900, da cui la Tosse ha preso vita, in una città incredibilmente vivace anche dal punto di vista artistico, oltre che industriale e commerciale.
Le origini, la Tosse prima della Tosse e gli ultimi vent’anni diventano un viaggio immersivo in cui scorrono spettacoli nati in “casa” e i grandi ospiti da tutti il mondo, perfino dall’Italia.
E a chiudere questo viaggio, in una stanza tutta sua, Padre Ubù, il nostro santino; un nume tutelare simbolo di ironia, libertà e anarchia, che rende da sempre questo Teatro una voce libera e indipendente”.
Emanuele Conte – Presidente Fondazione Luzzati Teatro della Tosse
“Come curatori della mostra, abbiamo deciso di raccontare la storia della Tosse concentrandoci sulla sua caratteristica peculiare di realtà in continuo movimento, che non si lascia afferrare perché ha ancora tanto da dire. Attraverso le immagini degli spettacoli che hanno segnato in modo significativo il percorso artistico degli ultimi vent’anni, disposti in ordine cronologico, saremo testimoni di una incessante metamorfosi. Due cose, però, non sono mai cambiate: la continua ricerca di un teatro di contaminazione e la voglia di confrontarsi con i grandi temi che riguardano l’essere umano rifiutando le risposte facili.
Ad accompagnare questa carrellata di immagini troveremo costumi, oggetti di scena e frammenti di scenografie. La selezione non è stata fatta seguendo semplici criteri estetici. I costumi e gli oggetti proposti sono in grado di “parlare da soli”, anche al di fuori della messa in scena, perché la Tosse è anche e soprattutto un teatro del fare, uno dei pochi che crea ancora da sé costumi, attrezzeria e scenografie.
Al centro della sala principale, su due ledwall che garantiscono un’esperienza immersiva, potremmo vedere alcune tra le maggiori produzioni e ospitalità nazionali e internazionali di prosa e danza. Testimonianze di un’offerta artistica eterogenea che nel corso degli anni ha ampliato il respiro del teatro, confermandone il ruolo di animatore culturale, a vocazione internazionale, nel cuore della città.Una delle due stanze attigue è dedicata alla storia dalle origini al nuovo millennio, con foto, video, locandine, disegni e bozzetti raramente esposti al pubblico. L’altra è una vera immersione nel mondo ubuesco, tra memorabilia, maschere, disegni e costumi accompagnati dalle voci di padre e madre Ubù, compagni di viaggio della Tosse da ancor prima che la Tosse nascesse.
Tre sezioni, tre modi diversi di raccontare la stessa storia, quella di un teatro e delle sue mutazioni, un teatro che cambia ma che è, da sempre, il Teatro della Città”.
Alessio Aronne / Giovanni Paolo Bonfiglio – Curatori
“È stato emozionante aver potuto lanciare un colpo d’occhio, uno sguardo d’insieme – anche se dall’alto del nuovo millennio, necessariamente da lontano – a quei tre temibili e formidabili decenni che separano il 1945 e il 1975, l’anno in cui viene fondato il Teatro della Tosse, che abbiamo preso come termini per questa sezione della mostra. La lontananza ci ha permesso infatti di notare temi che ricorrono, l’avanzare e il ritrarsi di fenomeni, di tendenze, di figure. I gruppi di giovani artisti che, come una marea decennale, si formano alla ricerca di un nuovo modo di fare teatro, di trovare una via che sia capace di realizzare ciò che il nuovo tempo sembra richiedere loro, ad esempio. La lunga onda della partecipazione ai momenti di una drammaturgia che vada oltre l’intrattenimento, che spende immaginazione ed energie per portare l’azione della scena lontano dal centro, vicino ai cittadini o in luoghi in cui il teatro non è mai arrivato. L’altrettanto lunga onda del teatro pensato per i ragazzi, che raggiunge i suoi nuovi spettatori nelle province, nelle scuole, nelle palestre e li sorprende con momenti collettivi di creazione, con la temporanea possibilità di un mondo altro. Ogni ondata si spende alla ricerca di un linguaggio formale, prova a contaminare il teatro da quarta parete che ha ricevuto in eredità con il dialetto della letteratura “bassa” come coi capolavori, con il silenzio del mimo o con la canzone e abbandona il fondale dipinto per la materia del contemporaneo. Giovani artisti si lanciano, improvvisano, gruppi si fondono e si sciolgono, il Sistema prova a includerne le figure di spicco e al tempo stesso a tenerle a distanza, e a ogni incrocio, a ogni scambio, ognuno porta con sé nella nuova esperienza un nuovo bagaglio di semi, di talee, di contaminazioni. Qualcuno di questi giovani artisti riesce a superare scogli e secche e a diventare un maestro, alcune vite si spezzano troppo presto, di altri si perde la traccia. Ma anche un’arte per sua natura effimera come quella del teatro lascia dei segni, alcuni dei quali abbiamo qui raccolto, tra le fotografie, che ne sono il documento visivo, e i testi che in quei giorni l’hanno accompagnata”.
Pier Paolo Rinaldi – Curatore sezione “Dalle origini al nuovo millennio”
Orari, chiusure e aperture straordinarie
L’ingresso è libero. La mostra è aperta da martedì a domenica dalle 10 alle 19 (lunedì chiuso).
Chiusure previste: 24, 25 e 31 dicembre, e 1 gennaio.
Aperture straordinarie: lunedì 26 dicembre e lunedì 5 gennaio, sempre 10–19.
All’interno sarà attiva anche un’area bookshop: nelle giornate di apertura dalle 13 alle 19; dal 26 dicembre al 25 gennaio dalle 15 alle 19.
Visite guidate con i protagonisti
Nel mese di gennaio 2026 sono previste visite guidate con alcuni protagonisti della storia del Teatro della Tosse. Calendario e modalità di prenotazione saranno pubblicati prossimamente sul sito www.teatrodellatosse.it.
La mostra “si allarga”: Casa Luzzati e Museo Biblioteca dell’Attore
Il racconto dei 50 anni non si esaurisce al Munizioniere. Per tutto il periodo, a Casa Luzzati (Palazzo Ducale, Cortile Maggiore) prosegue “AssurdOttocento. Jarry, Luzzati e il Teatro della Tosse”: in esposizione i manifesti disegnati da Emanuele Luzzati e un video-montaggio dedicato alle varie edizioni di Ubù messe in scena in mezzo secolo. In programma anche due proiezioni integrali: domenica 11 gennaio ore 16 (Ubù incatenato, 1995) e domenica 18 gennaio ore 16 (Ubù, re scatenato, 2025). Ingresso libero. Orari Casa Luzzati: giovedì e venerdì 15–19; sabato e domenica 11–13 e 15–19 (ultimo ingresso 18.30). Contatti: info@casaluzzati.it.
Al Museo Biblioteca dell’Attore (Via del Seminario 10), in occasione del Giorno della Memoria 2026, sarà allestita la mostra documentaria “SVIZZERA 1943: 20 dollari e 2.725 lire”, a cura di Gian Domenico Ricaldone, dedicata ai primi passi teatrali degli “internati italiani” Alessandro Fersen, Emanuele Luzzati, Aldo Trionfo e Guido Lopez. Ingresso libero. Orari: lun-mer-gio 9–16; mar-ven 9–13. Info: 010.5576085 – 373.7438536 – info@cmba.it.
Cinquant’anni di Tosse, insomma, diventano un itinerario vero e proprio: non un monumento, ma una mappa viva di “resistenza poetica”, visione e libertà, con lo sguardo già puntato sul prossimo viaggio.
In copertina: foto di Donato Aquaro
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.